Il karma esiste. Io ci credo. Ammetto, però, di non aver mai pensato al karma digitale. So per certo, provato sulla mia esperienza e quella di persone che amo, che ognuno di noi è artefice del proprio destino. Lo sapete, qui lo scrivo spesso, nel mio mondo il caso non esiste. Invece il karma si. Le nostre azioni, il nostro atteggiamento, determinano il fluire delle cose. Succede nella vita reale ma, udite udite, anche in quella digitale.
A illuminarmi sul karma digitale è stato Rudy Bandiera, giornalista e consulente web specializzato nelle dinamiche dei social media. Da qualche mesetto per me Rudy è diventato un mentore. Lo osservo, lo seguo, lo leggo e ne traggo grandi stimoli e insegnamenti. A volte abbiamo anche interagito perché lui risponde. E non è scontato, almeno non in Italia dove spesso si ha la sensazione di comunicare con account fantasmi. Negli States è un po’ diverso. Dall’altra parte dell’Oceano ho ricevuto un retweet dalla mitica Oprah Winfrey e non mi sono stupita, mentre nel nostro Bel Paese vien da fotografare un preferito o un retweet di vip, istituzioni o influencer. Thank God ci sono persone come Rudy. Lui risponde perché al suo karma digitale ci tiene.
Nel momento in cui si entra nel mondo dei social media non si può lasciare che il proprio account viaggi come un automa. Non funziona cosi. L’account passivo che osserva diventa inesistente. E il karma digitale si azzera. Il che può andar bene se non si ha interesse nella società contemporanea in cui viviamo.
Lo scorso weekend ero a Trieste per lavoro con altri tre colleghi. Uno di loro più o meno attento e curioso rispetto a Twitter ma poco attivo. L’altro presente con un account inesistente. Del tipo ci sono ma ho ancora l’ovetto come foto del profilo (prima cosa da cambiare invece!). Era scettico. Non riusciva a comprendere a cosa servisse twittare l’evento che si stava seguendo. A fine convegno lo ha capito. Quando si è reso conto che con un tweet si è creata interazione con istituzioni, aziende e influencer, ha compreso. E a quel punto, deciso come non mai, ha affermato “sul treno verso casa voglio una lezione su Twitter”. Il potere dei social media. Conquistano anche i più cinici. A parlare di karma digitale loro, Facebook & Co., ne hanno da vendere.
Come noi ci muoviamo in rete è fondamentale. Rudy Bandiera affronta l’argomento con ironia delineando perfettamente le diverse tipologie di utenti che si possono incontrare. Vi consiglio la lettura del suo post sul digital karma (prendetevi del tempo perchè il suo blog vi rapirà per qualche ora). Qui vi riporto un passaggio che ritengo fondamentale per comprendere:

So che a un’azione corrisponde una reazione, che in ambito umano non è sempre uguale ma nemmeno sempre contraria. Il destino di fatto non esiste così come non esiste una entità superiore che scrive il suddetto destino o governa la mia vita, ma tutto è frutto di quello che faccio, penso, dico.

Questo vale fuori e dentro il mondo social.
Il concetto è semplice: anche quando ci sembra di non essere osservati lo siamo. E’ bene rispondere a chi ci scrive, ignorare chi non ha il coraggio di dirci che siamo il suo bersaglio quotidiano (ma ce lo fa capire), ringraziare chi apprezza il nostro lavoro e condividere. La condivisione è, a mio avviso, uno dei fondamenti del karma digitale equilibrato e positivo. Inutile tenere in un cassetto la nostra ultima scoperta, meglio postarla o twittarla al mondo.
Perché non lo avevate capito? Con un account sui social media entrate in contatto con il mondo intero.

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