Che cos’è esattamente il giornalismo costruttivo? È una risposta concreta alle esigenze dei lettori e delle lettrici contemporanei. In un panorama informativo spesso frammentato, polarizzato e ansiogeno, abbiamo bisogno di nuove storie, di nuovi modi di guardare e raccontare la realtà.
Quando ci siamo imbattuti per la prima volta in questo concetto, lo abbiamo fatto con curiosità, e forse anche con un po’ di speranza.
Cercavamo — come tanti di voi — un approccio diverso, capace di restituire credibilità alla professione giornalistica e di rispondere a un bisogno autentico: comprendere il mondo senza esserne sopraffatti.

Nel frattempo, in Nord Europa si delineavano già le basi di quello che oggi conosciamo come giornalismo costruttivo.
Nel 2017 Cathrine Gyldensted, giornalista, e Karen McIntyre, ricercatrice, coniano il termine constructive journalism, dando forma a un filone che vuole cambiare radicalmente la cultura mediatica.
Sempre in Danimarca nasce il Constructive Institute, fondato da Ulrik Haagerup, un centro attivo nella formazione e nel dialogo tra professionisti dell’informazione in tutta Europa.


Teoria e pratica del giornalismo costruttivo

Il punto di partenza è la psicologia positiva, ideata da Martin Seligman nel 1998.
Un approccio che ci insegna che per vivere meglio non basta eliminare il negativo, ma serve coltivare il positivo.
Nel giornalismo, questo si traduce in un cambio di paradigma: smettere di puntare esclusivamente sulle notizie drammatiche e iniziare a fornire visioni più complete, più costruttive, più possibiliste.

Grazie al modello PERMA (Positive Emotions, Engagement, Relationships, Meaning, Achievement), adattato da Gyldensted e McIntyre alla narrazione giornalistica, possiamo costruire storie che non solo informano, ma nutrono.
Racconti che mettono al centro:

  • emozioni costruttive

  • il coinvolgimento umano

  • le relazioni attivate

  • il senso della vicenda

  • le soluzioni in campo (e quelle possibili)

Non si tratta di edulcorare la realtà, ma di ampliarla. Di vedere di più. Di restituire complessità.

Questo approccio non si oppone alla deontologia giornalistica: anzi, la rafforza.
Alle classiche 5 W (Who, What, When, Where, Why), si aggiunge una domanda potente, rivolta al futuro:
“What now?” – E adesso? 


Giornalisti e lettori: un patto da riscrivere

Il giornalismo costruttivo ridisegna anche il rapporto tra chi scrive e chi legge.
Per noi giornalisti, significa maggior cura, responsabilità, visione a lungo termine. Ma anche la possibilità di lavorare con più motivazione e senso.
Per voi lettori, significa ritrovare fiducia, avere strumenti per comprendere ciò che accade e sentirvi parte del cambiamento.

Questo approccio non guarda solo al passato né si ferma alla denuncia.
Guarda al futuro, all’impatto, alle sfumature.


A che punto siamo oggi?

Siamo nel momento migliore per far accadere qualcosa.
Lo affermano i maggiori esperti internazionali e lo abbiamo visto al Summit Globale di Giornalismo Costruttivo, tenutosi a Ginevra nel 2019.

Non abbiamo bisogno di più notizie, abbiamo bisogno di qualità.

Anche in Europa il dialogo cresce, in sinergia con il Solutions Journalism Network degli Stati Uniti, che condivide la stessa visione: offrire al pubblico storie che mostrano anche come affrontare i problemi, non solo che esistono.


Oggi, in Italia: il Constructive Network

Nel 2019 ho fondato, con altri sei colleghi e colleghe, il Constructive Network, la prima rete italiana di professionisti e professioniste dell’informazione impegnati a diffondere questa visione.
Oggi contiamo 250 membri distribuiti in tutte le regioni italiane, abbiamo formato più di 1000 giornalisti e organizziamo eventi, incontri, corsi e workshop. Abbiamo anche un magazine  dove è possibile leggere le storie che funzionano e portano valore alla nostra società senza dimenticare i problemi e le difficoltà che viviamo. 

Il Constructive Network è un progetto in crescita, alimentato da passione, umanità e coraggio professionale.


Il vero problema non sono le fake news

Negli ultimi anni abbiamo puntato il dito sulle fake news. Ma oggi sappiamo che la vera insidia è la cattiva informazione: quella che disinforma senza mentire apertamente.
Quella che genera paura, passività, diffidenza.
Quella che riduce il mondo a una lunga lista di disastri.

Eppure, la realtà è molto più ricca.

Non vogliamo solo tragedie.
Non vogliamo solo “buone notizie”.
Vogliamo storie complete, che ci aiutino a capire, a reagire, a sentirci parte di una comunità viva e consapevole.


Per ogni problema, ci sono più soluzioni

Ogni storia può contenere:

  • nuove angolazioni
  • soluzioni già sperimentate
  • attivatori di speranza
  • modelli da imitare
  • spunti per agire
  •  

C’è sempre qualcosa che possiamo fare. E dobbiamo saperlo.

Il giornalismo costruttivo è un invito a non sentirsi impotenti, a riconoscere che il cambiamento è possibile — anche attraverso il modo in cui scegliamo di raccontare il mondo.


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Perché cambiare il modo di raccontare il mondo può cambiare il mondo stesso.
E la prima inversione parte da noi.

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