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Diagnosis di Lisa Sanders, l’utilizzo costruttivo del crowdsourcing

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Negli ultimi due mesi siamo stati travolti da un’ondata di cambiamenti epocali, ma tra le tante cose spaventose per fortuna abbiamo tratto da questa esperienza anche qualche vantaggio. Uno su tutti il salto in avanti che riguarda l’utilizzo della tecnologia e di Internet.
Tra gli anziani che hanno imparato a connettersi via video, la scuola che ha ripreso vita sul digitale e l’avvento dello smart working, che ha permesso a tantissime persone di andare avanti nella propria attività, direi che nel male siamo comunque riusciti a progredire.

Una riflessione che calza a pennello per introdurre il racconto di un utilizzo costruttivo della rete ante emergenza Covid19, che vede come protagonista la Dott.ssa Lisa Sanders.
Lisa esamina casi di pazienti in cerca di risposte nella serie “Diagnosis”, che altro non è che la trasposizione televisiva della sua rubrica del New York Times in docuserie firmata Netflix, disponibile a partire dal 16 agosto scorso, e che dimostra i vantaggi che possono venire dall’utilizzo sapiente di Internet e i social media per diagnosticare casi insoliti.

Diagnosis è un esperimento medico nel crowdsourcing delle risposte a malattie irrisolte. Ogni episodio presenta un individuo che soffre di sintomi inspiegabili, e che non ottiene una diagnosi nonostante anni di cure mediche costose e inefficaci.

Ciò pone l’accento su questa domanda: una comunità virtuale di estranei, composta da esperti, ricercatori e di persone al di fuori dell’ambito professionale, può compensare il deficit di un sistema sanitario che non riesce a servire adeguatamente il paziente?

Un concetto che negli ultimi mesi ha assunto una rilevanza inaspettata, vista l’emergenza sanitaria di interesse globale e la corsa contro il tempo per capire, studiare e cercare di limitare il danno da propagamento del nuovo virus ancora in corso.

Lisa Sanders, il dottore in medicina generale della Yale University che tiene la rubrica del New York Times dalla quale si è potuta sviluppare la docuserie, agisce come un buon pastore, guidando pazienti e relative famiglie attraverso una pletora di suggerimenti che convergono online, su quesiti riguardanti disturbi medici rimasti irrisolti. Ascolta attentamente, fornisce supporto emotivo e media le risposte alla domanda che ha posto alla community in ascolto: “Qual è la diagnosi?”

L’ho scoperta qualche mese fa, prima che l’emergenza coronavirus prendesse il sopravvento e l’ho amata da subito, perché per me si stava parlando di una sorta di miracolo, anzi di una serie di miracoli, tanti quanti i risultati ottenuti ogni volta che la ricerca risultava andata a buon fine.

Chi è Lisa Sanders

Lisa Sanders, classe 1956, è una dottoressa americana, autrice, giornalista e professore associato di medicina interna e istruzione presso la Yale School of Medicine. Nel 2002 ha iniziato a tenere una rubrica per il New York Times intitolata Diagnosis, che tratta casi medici insoliti. Lisa esercita la professione di medico al Yale-New Haven Hospital, ospedale preso come modello per rappresentare il Princeton-Plainsboro Hospital nella serie televisiva Dr.House – Medical Division. La sua rubrica è stata d’ispirazione per strutturare la serie, e la Sanders stessa ha lavorato come consulente nello show. Nel 2019 inoltre, Netflix ha iniziato a trasmettere la docuserie Diagnosis, utilizzando una selezione di casi estrapolati sempre dalla sua rubrica.

Pensate che miracolo è poter trarre benefici concreti sfruttando la potenza di internet e della community del magazine New York Times, allo scopo di fornire diagnosi e soluzioni a persone che non sanno di cosa soffrono!

Tra le motivazioni che hanno spinto Lisa Sanders a studiare per diventare medico, come ha dichiarato più volte, vi è il fatto che non aveva idea che ci fosse tanta incertezza in medicina, e questa è stata la leva che l’ha spronata a voler approfondire sempre più, fino a farne una missione di vita.

La sua filosofia, sulla quale si fonda anche tutta l’essenza del personaggio House, è che le malattie non sempre hanno una sola diagnosi, e che per scoprirle tutte bisogna letteralmente investigare.

In Diagnosis, che come detto prima, altro non è che la trasposizione televisiva della sua rubrica, tutto è basato sul potere della community del giornale. La Sanders studia il caso, indaga, approfondisce tutte le sfaccettature connesse al problema, e poi pubblica tutta la storia accompagnata dall’appello: “Chi conosce questi sintomi? Chi è in grado di aiutarci a trovare una diagnosi?

Così si avvia un tam tam telematico, e in poco tempo convergono centinaia di risposte, le quali vengono esaminate sia dalla dottoressa, sia dal paziente e dai suoi parenti più stretti.

Nel giro di poco tempo tutte le probabilità trovano una voce ma non solo, i commenti bucano letteralmente lo schermo, permettendo alle persone di instaurare contatti reali con altre che vivono lo stesso dramma o comunque qualcosa di molto simile. Infine, sono tantissimi tra quelli che hanno richiesto l’appello a trovare una diagnosi, che purtroppo non sempre vuol dire trovare anche una soluzione.

Personalmente, amando le storie di rivalsa considero questa serie e la storia che racconta di grande valore sociale, perché in grado di colmare lacune e trasmettere speranza, oltre a grandi emozioni come gioia ma anche dolore.

Lisa Sanders e il suo ruolo nella società

Su Netflix, Diagnosis ha un approccio quasi opposto a Dr. House, in quanto i pazienti presi in esame non sono riusciti a ottenere risposte decisive dai medici interpellati, quindi con l’ausilio della Dottoressa Sanders si lanciano nell’ulteriore tentativo di ottenere una soluzione, coinvolgendo la saggezza di esperti e non di tutto il mondo. In ogni episodio, Lisa Sanders utilizza quindi lo spazio che cura sul New York Times per condividere un “mistero medico” con i suoi lettori, sollecitando risposte da medici, studenti di medicina, ricercatori, e anche persone che non appartengono alla sfera professionale ma che sostengono di conoscere i sintomi portati in evidenza.

Tra gli episodi più sconvolgenti ricordo in particolare la storia di un uomo per il quale conoscere la sua diagnosi non ha significato poter trovare una cura, ma che ha aperto la mente di medici e spettatori ad una serie di riflessioni.

Un veterano dell’esercito americano, il cui caso è documentato nel terzo episodio, presentava perdita di memoria, problemi di udito, vertigini ed emozioni irregolari. Gli intervistati che hanno risposto all’appello della Sanders, intervenuti da ogni parte del mondo, hanno proposto tra le altre ipotesi, qualcosa che nessuno dei suoi medici aveva precedentemente considerato: Sindrome della guerra del Golfo.

Questo caso ha destato in me particolare interesse perché ha dimostrato che a volte certe problematiche non vengono considerate nel pieno della loro importanza, sia perché non esistono magari abbastanza precedenti che rendono possibile l’approvazione da parte della comunità medica di uno studio particolare, sia perché spesso certe sintomatologie vengono sottovalutate per cattiva condotta o per superficialità.

Questo paziente si era rivolto precedentemente ad una gran quantità di medici, e nessuno aveva mai ipotizzato che potesse aver subìto un trauma mentre prestava servizio.

Dall’episodio televisivo emerge che più di un terzo dei quasi 700 mila veterani della prima guerra del Golfo continuano a soffrire di una serie di sintomi cronici, con molte condizioni simili al paziente preso in esame. Piuttosto che una singola malattia con una chiara causa e trattamento, si ritiene che la sindrome della Guerra del Golfo abbia un complesso di cause che spaziano tra l’esposizione alle detonazioni fino ai colpi di uranio impoverito utilizzati dai carri armati statunitensi.

Possiamo dunque affermare che Lisa Sanders abbia assunto un ruolo nuovo nel panorama medico diagnostico, spesso legato a dettami caduti in disuso, utilizzando sapientemente uno strumento come Internet allo scopo di ampliare lo studio dei fenomeni, e per dare voce anche a persone che altrimenti non sarebbero mai potute intervenire?

Valeria D’Esposito

Questo articolo fa parte di Bloginrete de LeROSA, progetto di SeoSpirito Società Benefit srl, in collaborazione con &Love srl e Scoprire cose belle, che ha come obiettivo primario ascoltare le donne, collaborare con tutti coloro che voglio rendere concrete le molteplici iniziative proposte e sorridere dei risultati ottenuti. È un progetto PER le donne, ma non precluso agli uomini, è aperto a chiunque voglia contribuire al benessere femminile e alla valorizzazione del territorio, in cui vivere meglio sotto tutti i punti di vista.

Redazione
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