Da che ho iniziato la mia professione di giornalista freelance – durante gli anni universitari – ho imparato davvero tante lezioni. Di quelle che poi restano nel percorso e aiutano a definire sempre meglio l’attività. Essere giornalisti freelance non è un percorso semplice ma è di certo molto stimolante. A patto che si riesca a capire che serve metodo, organizzazione e pianificazione. Esattamente come accade per una qualunque altra libera professione o come fanno i manager alla guida di un team di lavoro. Se non sappiamo dove siamo stati e dove andiamo, il viaggio si fa complesso, tortuoso e confusionario.

Negli ultimi anni questa riflessione mi ha spinto a essere sempre più attenta a organizzare dei meeting con me stessa al termine dei 365 giorni. Obiettivo: capire cosa è successo e definire cosa deve succedere. Sono momenti di totale concentrazione. A volte me li prendo a casa, nella tranquillità del mio ambiente. Altre volte vado in una caffetteria per avere proprio l’idea di uscire dal mio spazio lavorativo.

Durante questi momenti ho imparato molte cose che mi sono servite per mettere un punto alle attività  dell’anno precedente e per diventare consapevole di dove voglio andare nell’anno successivo. Queste riunioni tra me e me sono state sempre fondamentali per definire il tono delle mie giornate e del mio percorso professionale.

Il giornalista freelance è anche imprenditore

C’è una cosa che noi giornalisti freelance facciamo fatica a capire: siamo anche degli imprenditori. Questa è stata una lezione cruciale: non dobbiamo occuparci solo di fare ricerca, intervistare e scrivere articoli. Tutto quello che ruota intorno all’attività è ciò di  cui ci occupiamo. Questo significa che abbiamo l’opportunità di svolgere il lavoro che amiamo ma che è anche importante assumersi la responsabilità di pianificare e gestire tutto il resto delle attività. Mettere in agenda dei momenti in cui assumiamo i diversi ruoli è il primo passo. C’è la parte amministrativa, certo, ma ci sono anche le strategie, la consapevolezza della formazione, la valutazione delle competenze e delle fonti di reddito.

Il meeting con se stessi è un buon momento per fare chiarezza.

Da imprenditori quali siamo, abbiamo necessità di accogliere ed elaborare i feedback che riceviamo. So che la storia ci ha messi su un piedistallo e ci hanno educati a essere detentori della verità. Ma non è così. Non esiste “una sola verità” e noi  siamo persone vulnerabili che svolgono una professione fondamentale per la comunità. Con tutti gli errori che possono nascere dalle nostre scelte. Un buon allenamento all’onestà verso noi stessi è necessario. (Nel mio libro Empatia Digitale parlo di umiltà e di come possa essere utile a noi giornalisti).

Anche se può essere molto doloroso, vale la pena prendersi del tempo per analizzare come è andata considerando il tipo di storie che abbiamo raccontato, come abbiamo lavorato, cosa è stato efficace e cosa meno, come il pubblico ha accolto i nostri articoli. E, non ultimo, come sta andando in termini di reddito: abbiamo appena di che vivere o stiamo crescendo? La professione giornalistica, oggi, può godere di tante sfumature che possono rivelarsi una buona scelta per restare ancorati al lavoro più bello del mondo pur esplorando nuove modalità per svolgerlo.

Le riflessioni che contano e fanno la differenza

La paura di fallire vive con noi. Facciamoci pace. Una volta definiti gli obiettivi è normale percepire un senso di fatica, pesantezza e quel pizzico di ansia che ci fa dire: e ora cosa faccio? Va bene sentirsi intimiditi dai propri sogni Ricordo di aver guardato intorno al tavolo dopo la mia prima AGF di gruppo. Una volta che tutti avevano finito di pianificare da soli, c’era un senso di pesantezza e ansia. Alla fine, qualcuno ammise: “Ora che so quali sono i miei obiettivi, sento di avere qualcosa da perdere”. Tutti concordarono, anche se i loro sogni erano molto diversi.

La giornalista freelance Rebecca L. Weber, nel suo podcast dedicato a noi professionisti dell’informazione, propone un esercizio in tre diverse fasi.

  • Per prima cosa occorre porre la nostra attenzione solo ai propri desideri e bisogni. Definiamo cosa ci muove: guadagnare di più? Lavorare in modo più creativo? Viaggiare di più? Creare un ambiente di lavoro più sereno?
  • Dopo aver riflettuto su questi aspetti occorre identificare l’obiettivo  che si cela dietro il desiderio o il bisogno. Diventiamo concreti: acquisire nuove collaborazioni, diversificare le attività per guadagnare meglio, raggiungere una visibilità maggiore che determina più accordi.
  • Una volta che abbiamo quantificato gli obiettivi non possiamo lasciarli sul foglio. Passiamo ad azioni concrete: iscriversi a una formazione, chiedere aiuto a qualcuno, organizzare meglio le attività.

Celebriamo perché comunque vada abbiamo fatto del nostro meglio

Pianificare le attività del nuovo anno corrisponde solo alla metà del lavoro da fare in questi meeting con noi stessi. L’altra metà riguarda quello che è stato: cosa abbiamo imparato dal periodo precedente – che sia l’anno o il trimestre – e cosa ci portiamo dietro. Se definiamo un’idea poi occorre restare fedele per vedere cosa accade: solo dopo averne visti gli effetti possiamo decidere se questa sia buona o meno.

Ciò che abbiamo imparato resta dentro di noi, ciò che ne facciamo dipende dallo spazio che gli diamo.

Un atteggiamento di gratitudine chiude perfettamente il cerchio delle riflessioni. Lo posso tradurre con un invito alla celebrazione: riprendiamo in mano l’agenda e rintracciamo momenti in cui ci siamo sentiti orgogliosi del nostro lavoro o delle nostre scelte, ritroviamo i nostri successi. Comunque sia andata abbiamo fatto del nostro meglio con quello che avevamo a disposizione. Sia in termini di strumenti che di pensieri e consapevolezze. Se passiamo dalla gratitudine il periodo successivo non potrà che beneficiarne in termini di entusiasmo, lucidità e produttività.

C’è una bella differenza  tra iniziare un nuovo anno o un nuovo trimestre in preda allo sconforto di quanto non ha funzionato o iniziare con la consapevolezza di aver raggiunto traguardi. Siano essi progetti, scelte, comportamenti, storie o abitudini.