“Tu sei matta! La gratitudine sul lavoro? Già è tanto se si riesce a portare a termine i progetti avviati”. Eppure io l’ho sempre sentito che qualcosa poteva accadere portando abitudini nuove in ambito professionale. A me ha cambiato la vita e continua a darmi grandi lezioni.

Non è una questione di gentilezza. Non solo quella almeno. Qui c’è molto di più. La gratitudine costruisce ponti tra le persone. Anche tra coloro che faticano a relazionarsi. E se vogliamo stare nei dati che ci piacciono tanto, la gratitudine aumenta la produttività e contribuisce a creare un team entusiasta e proattivo. Il sogno di ognuno di noi, a pensarci bene.

Nel suo libro “Il vantaggio della felicità”, Shawn Anchor, analizza la gratitudine come opportunità per far meglio in ambito professionale. Tra queste pagine si legge che scegliere di essere grati e stimolare questo atteggiamento nelle persone che lavorano con noi consente di aumentare la produttività del 31%. Cresce, invece, del 37% l’efficacia nelle vendite.

Cosa succede quando scegliamo la gratitudine?

Numerosi studi condotti dalla Harvard Medical School mostrano come la gratitudine sia fondamentale per provare emozioni positive, vivere belle esperienze, portare beneficio alla propria salute, condurre meglio i momenti di difficoltà e tessere relazioni più forti e sane. Esprimere gratitudine è la prima abitudine sociale che ognuno di noi dovrebbe fare propria. E questo vale nella vita personale come in quella professionale.

  • Essere grati ci fa sentire persone di successo.

Un’indagine condotta dalla Fondazione intitolata a John Templeton nel 2012, ha rilevato che la maggioranza delle persone coinvolte (il 94% delle donne e il 96% degli uomini) afferma che “un manager grato è un manager di successo”. Solo il 18% delle persone ha definito più debole un manager grato. Questo, però, rientra nella credenza comune che mostrare gratitudine possa essere sintomo di vulnerabilità. Come se questa fosse una debolezza, per altro. Essere grati ci rafforza e mostra al mondo il nostro essere positivi e costruttivi. Basti pensare che i più grandi uomini e donne di successo professano la gratitudine: Richard Branson, Oprah Winfrey, Anthony Robbins, Steve Jobs, Bill Gates, Sheryl Sandberg. Tutti loro non perdono occasione per mostrare gratitudine alla vita, ai propri mentori e ai propri collaboratori. E questo, indubbiamente, ne fa persone di successo.

  • Essere grati alimenta il nostro senso di appagamento

Quando siamo grati a qualcuno per il lavoro svolto, questa persona proverà una tale soddisfazione da arrivare a mettere ancora più impegno nel proprio lavoro. Tutto per farci piacere ancora una volta. Essere grati per il lavoro altrui è un atto di grande generosità verso se stessi oltre che verso gli altri. Si crea un ambiente di lavoro appagante e stimolante. Un ambiente in cui ci sono solo vincitori.

  • Essere grati ci spinge a definire obiettivi che contano

Con la gratitudine i nostri obiettivi professionali assumono una diversa importanza. Allenare la gratitudine ci aiuta a cambiare punto di vista. L’obiettivo non è il risultato o il guadagno ma è far sentire bene gli altri. Il resto è una conseguenza che si genera insieme al profondo senso di gratitudine per ciò che si è raggiunto e verso chi ha contribuito al viaggio.

Proviamo quindi a mettere insieme alcune riflessioni.

Un grazie rassicura e motiva i collaboratori. Le persone amano ricevere dei feedback e degli apprezzamenti per il lavoro fatto. Ma a chi spetta questo ruolo di ringraziamento? Ai leader. La cultura della gratitudine è più di impatto se parte dall’alto. Come in ogni altro ambito della vita anche in azienda è l’esempio a fare la differenza e generare il cambiamento concreto. Un leader che da l’esempio della gratitudine avrà intorno collaboratori grati.

La gratitudine va oltre il semplice complimento. Le persone amano essere consapevoli dei propri talenti e delle proprie conoscenze ma riconoscerle con un grazie rende tutto ancora più significativo.

Il thank you note: è arrivato il suo momento

È importante dire grazie. E il modo migliore è scrivere un thank you note. Potreste pensare che sia un piccolo dettaglio di cui prendersi cura o un’abitudine antiquata. Di fatto è una componente fondamentale se si vuole trattare bene le persone. Il thank you note è un momento di genuina connessione. Nella fretta della vita moderna abbiate cura di scriverne tanti. Ogni giorno.

Queste parole potete leggerle nel libro “Treating People Well” scritto da Lea Berman e Jeremy Bernard, social secretary della Casa Bianca rispettivamente per George W. Bush e Barack Obama. In questo volume raccontano come si può riceve avendo cura degli ospiti nella casa più celebre del mondo.

Al thank you note è stato dedicato un ampio spazio. Prima di lanciarvi una sfida vi riporto anche uno dei più celebri biglietti di ringraziamento che è stato scritto. L’autrice è Jacqueline Kennedy, il destinatario il suo decoratore Richard Keith Langham. Il biglietto esordiva così: “Che occhio straordinario hai e quanto sono fortunata io a poterne beneficiare!“. Nessun grazie ma tanta gratitudine e riconoscimento.

E ora la sfida: scriviamo un thank you note a un collaboratore, a un collega con cui condividiamo un progetto, a un dipendente dell’azienda. Scritto a mano è più bello e di impatto: uno sforzo che possiamo fare, no?

Siate sinceri, mettete in luce i motivi chiari per cui siete grati a questa persona, donate un quadro d’insieme dell’impatto che il lavoro svolto ha avuto sull’andamento dell’azienda o del progetto, ringraziate per le sfide vinte e l’impegno e al termine della lettera concludete con un grazie che richiama ogni cosa scritta.

Entrando nello specifico il thank you note efficace rispetta tre elementi chiave:

  1. Inizio d’effetto. Una frase non convenzionale, come quella di Jacqueline Kennedy. Il tono, per intenderci, è quello che potremmo usare parlando. Amichevole e immediato.
  2. Entusiasmo. Nello scrivere queste poche righe facciamo riferimento alla gioia che proviamo in modo autentico (no, il thank you note forzato non ha lo stesso effetto!). E dedichiamo qualche parola al motivo specifico per cui siamo grati a questa persona: per quel lavoro concluso, per aver generato un’opportunità, per quella chiacchierata davanti a un caffè.
  3. Conclusione con un pizzico di speranza. Che sia solo l’inizio di una buona relazione professionale o il consolidamento di quanto costruito assieme: la cosa importante è far sapere al destinatario che siamo pronti a continuare su questa strada.

L’economista Peter Drucker ha dichiarato che il suo successo è stato determinato da una sua abitudine:  scrivere 12 thank you note al giorno. Un vero impegno che forse al momento non possiamo permetterci.

Ma proviamo a fare due conti: 3 thank you note al mese distribuiti su 12 mesi sono 36 biglietti di gratitudine all’anno. Che possiamo tradurre in 36 opportunità per nutrire le nostre relazioni. Se vi servono idee oltre i collaboratori, i colleghi e l’azienda: cercate tra gli autori che seguite, tra le persone che incontrate, tra chi organizza gli eventi a cui partecipate e chi segue il vostro percorso.

 

 

 

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