Sono diversi anni, ormai, che il mio lavoro di giornalista trae beneficio dai social media. Ci ho investito tanto e continuo a farlo perché credo nella comunicazione digitale che unisce. Ma non è ancora arrivato il giorno in cui tutti i giornalisti hanno compreso la necessità di fare questa scelta. E dire che questi sono i luoghi in cui possiamo costruire una relazione con la nostra comunità – il pubblico– e anche gli spazi in cui dovremmo concentrare le nostre forze per raccontare storie, commentare la realtà, condividere le sfumature della nostra professione.

Come può accadere tutto questo?

  • L’ex giornalista della BBC – oggi consulente di social media –Sue Llewellyn, afferma che i giornalisti devono strutturare una strategia digitale che parta dalle classiche 5 W del giornalismo britannico (Who, What, When, Where, Why) e dalla H (How?). Volendo semplificare, le domande da porsi sono: perché lo sto facendo? Chi è il mio pubblico? Di cosa ha bisogno? Come posso essere di aiuto? Su quali piattaforme decido di investire tempo ed energie? Llewellyn invita a verificare che quanto condividiamo sia sempre accurato, leggibile, rispettoso e non offensivo. E aggiunge: “Come dicevamo alla BBC, se non lo diresti in onda, non condividerlo sui social media”. Questa è da scrivere sul taccuino.
  • C’è un altro suggerimento che probabilmente abbiamo sentito o letto altrove ma che sembra non essere ancora totalmente assimilato. Assicuriamoci di sapere realmente cosa significa per noi avere successo sui social network. Se l’obiettivo è un elevato numero di follower allora forse possiamo lasciare perdere. Non è il mindset giusto con cui partire. Il vero obiettivo deve essere costruire una comunità da ascoltare e a cui donare contenuti di valore con la quale interagire regolarmente. Molto più efficace dell’essere seguiti da utenti che non sono interessati al nostro lavoro.
  • La giornalista freelance Jill Foster dice un’altra cosa interessante che personalmente condivido: meno profili che parlano di noi e di quanto siamo belli e bravi e più storie che siano di aiuto alla comunità. Qui entriamo in un territorio faticoso per i giornalisti. Ti lancio la provocazione: condividi di più i contenuti di altri giornalisti, contribuisci alla buona riuscita dei loro contenuti con i commenti. Su questo, nel Constructive Network, lavoriamo molto. Da noi tutti sostengono tutti: abbiamo creato una chat di WhatsApp che utilizziamo unicamente per postare i link ai nostri post sui social network. E il gruppo, appena può e se prova interesse nell’argomento, arriva a sostenere, commentare, condividere. Non è mica facile per noi giornalisti. Abituati come siamo al lavoro solitario e a tenersi strette le storie.

Quando faccio formazione sulla comunicazione digitale empatica una domanda che mi fanno i colleghi e le colleghe presenti è: “ma dove trovo il tempo?”. La mia risposta è sempre la stessa: queste non sono più attività da fare quando si ha tempo, si tratta di impegni da inserire nella nostra pianificazione quotidiana.

Il segreto è tutto qui. Ancora una volta il cambio di mindset gioca un ruolo fondamentale.

 

 

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