Siamo tutti sulla strada dell’apprendimento. Un viaggio straordinario che dura una vita intera. E mi piace l’idea che non si finisca mai di imparare perché di fatto è cosi. Fallisce chi pensa di sapere già tutto e chi lascia da parte la curiosità per alimentare la presunzione. Ma fallisce anche chi pensa di non potercela fare, di essere arrivato e di non poter ambire a una conoscenza maggiore. Nell’uno e nell’altro caso manca una mentalità di crescita. Ma è del secondo caso che voglio parlarvi in questo articolo.
Quando frequentavo la scuola media l’insegnante di matematica, durante i colloqui con genitori, diceva a mio papà “Assunta potrebbe fare di più” e la volta dopo diventava un “Assunta in matematica non si impegna abbastanza” e poi ancora “Assunta non è portata per la matematica”. Che io avessi una predisposizione per le materie umaniste era chiaro sin dalle elementari ma quelle frasi erano per me una sentenza. Così sono cresciuta accettando il mio limite nella matematica fino a che ho fatto mia la mentalità della crescita e mi sono resa conto che non dovevo fermarmi a quelle sentenze.
[Tweet “Apprendere è un processo che dura una vita.”]
Rifletto spesso sulle opinioni espresse in modo perentorio durante il nostro processo di apprendimento e su come siamo capaci di mettere fine alla conoscenza perché decidiamo di accettare un limite. Cercavo un punto di vista che mi aiutasse a comprendere come poter alimentare la fiducia nell’apprendimento anche nei momenti di più grande difficoltà.
Mi sono imbattuta in uno straordinario TedX della dott.ssa Carol Dweck, dell’Università di Stanford dove insegna psicologia dello sviluppo. In questi pochi minuti di conferenza, Dweck racconta di una scuola superiore di Chicago dove i ragazzi che non passano le prove in classe ricevono come giudizio un «Non ancora».
[Tweet “«Non ancora» è un atto di fiducia.”]
«Non ancora». Un atto di fiducia. Due semplici parole che dicono «sei sulla strada dell’apprendimento». Non è una sentenza, è uno stimolo che consente di passare da una mentalità limitante – le nostre capacità sono statiche e non modificabili – a una mentalità di crescita – possiamo sviluppare talenti e capacità – che ci può portare dove vogliamo.
Mi stupisce sempre la forza straordinaria della semplicità. «Non ancora» è essenziale e porta con sé l’idea di un processo caratterizzato dalla valorizzazione dell’impegno, della strategia, della resilienza e della perseveranza. Di fronte a un «Non ancora» uno studente – e intendo tutti noi che apprendiamo giorno dopo giorno – sa che è sulla strada giusta e che sta facendo un percorso.
«Non ancora» nelle scuole può sostituire il «Prova non superata» oppure i voti sotto il 6 per elogiare il processo di apprendimento. Nella vita, per noi studenti adulti, può diventare l’esortazione che invita a perseverare nonostante le sfide e gli ostacoli.
La prossima volta che un progetto fallisce, ricordatevi di affermare «Non ancora». Siete sulla strada dell’apprendimento.

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