rizzoli-ny
Che ne dite torniamo a New York? E magari lo facciamo con il mio-nostro amico Lino Vuotto? Io dico di si. La mia New York, Lino, la sa raccontare in modo diverso. C’è molto di lui nelle sue parole e io amo come scrive, racconta e vive quella meravigliosa città in cui torneremmo entrambi oggi stesso. Quindi, prima di gustarvi l’uovo di cioccolato pasquale, concedetevi un viaggio virtuale.
Correvo sempre lì. Tutte le volte che scendevo dal convoglio della Lirr che mi portava da East Rockaway a Penn Station. Mi è sempre piaciuta chiamarla Lirr, mi faceva ridere quella sigla. Chissà perché. Erano (sono) poi treni, ben diversi dai nostri, ma treni. Long Island Rail Road. Lirr. Ed erano il mio passaporto per Manhattan. Le ore passate alla scoperta degli angoli nascosti dalle ombre dei grattacieli o illuminati dalle luci di qualche insegna.
Ma prima correvo lì. Come chi ha bisogno di ossigeno per andare poi avanti. Potresti farne anche senza. Ma non è uguale. E poi mica era come adesso, sempre connessi, sempre up to date con ogni angolo del mondo, e quindi anche con casa. No, sapere cosa succede dalle tue parti non era una cosa semplice, richiedeva tempo, ricerca, pazienza. E allora correvo prima lì. Sapevo alcune cose con certezza: avrei trovato La Stampa e la Gazzetta. Del giorno prima, s’intende, ma le avrei trovate. Almeno 3 dollari l’una, ma che importa. E la Settimana Enigmistica. E poi potevo guardare e sfogliare tutti gli altri giornali, con molta accortezza e rispetto per mantenerli intatti, ma potevi. E poi c’era tutta l’Italia dei libri e quindi tutta l’Italia intera da respirare. In italiano. Con la balconata e il legno che accoglieva e avvolgeva i libri, tanto che ti sembrava di essere in una antica villa, quelle con le biblioteche che solo nei film. Un po’ di tempo per respirare prima di correre per strada e innamorarsi ancora una volta della Mela. Grande.
Ho saputo che chiude la Libreria Rizzoli di Manhattan. Il cuore ha pianto un po’ tornando indietro nella memoria. E poi ha saputo dire solo poche parole: grazie di tutto il tempo che mi hai regalato.
di Lino Vuotto.

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