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Pronti a fare un tuffo nei ricordi? Sono quelli del mio amico Lino ma potrebbero essere perfettamente inseriti nella mente e nel cuore di tutti noi. Perchè tutti abbiamo una zia Mena da qualche parte nel mondo che ci telefona, che ci portava delizie culinarie e che ricordiamo con un affetto profondo. La zia Mena di Lino è a New York. Voliamo dall’altra parte dell’Oceano.
Lei ormai è la decana della famiglia. La sua casa di Lynbrook era una tappa fissa. Oppure si faceva venire a prendere e portava il suo consueto vassoio di ravioli. Alla ricotta. Vassoio grande, che poi nonna posizionava in congelatore, pronto per il primo assalto di figli e nipoti. Erano una garanzia: li preparava lei al pastificio dove ha lavorato per tantissimi anni. Classe 1915, lei è per tutti la zia.
Nome Filomena, ma per tutti è sempre stata zia Mena e zia Mena con il punto esclamativo l’abbiamo salutata ancora a Pasqua quando ha chiamato in Italia i suoi nipoti per fare gli auguri. 98 anni e uno spirito che mi ha sempre lasciato a bocca aperta. La vita non è stata sempre leggera con lei, ma lei è sempre stata leggera con tutti gli altri. L’ultima volta che l’ho vista, in una mia toccata e fuga per lavoro a New York, ha compiuto un piccolo gesto. E si sa che nei piccoli gesti si nascondono le verità più totali e i regali più grandi.
Per l’occasione avevo giusto poche ore di tempo a disposizione per salutare tutti e così gli zii optano per una cena al ristorante. Semplice, ma tutti insieme. Sono in tanti su a New York. Lei arriva accompagnata dal figlio. L’età avanzata si fa sentire sulle gambe, ma lo spirito è sempre quello di zia Mena. Ha qualcosa con sé. Mi chiama. Non è un regalo. Mi dice: “Ci tenevo a farti vedere una cosa”. È un documento incorniciato. Un lungo elenco di nomi, scritti a mano, vecchia calligrafia, quelle pulite di una volta. “Guarda in fondo”. Un cognome, Vuotto. Un paese, Lioni. Inizio Novecento. I documenti di Ellis Island. “Lui è stato il primo della nostra famiglia. Ora si può vedere l’elenco di tutti gli immigrati”.
Inutile che vi dica come mandare giù anche solo la saliva fosse un’impresa tremenda. Stava chiudendo un cerchio e affidava anche a me la memoria, perché la portassi in Italia. “Te ne ho fatto una copia, portala a papà”. Lunga vita zia Mena, il traguardo dei 100 non è poi così lontano. Magari si festeggia con un piatto di ravioli.
di Lino Vuotto

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