La condivisione riduce l’individualismo e rende le persone più aperte e desiderose di creare connessioni tra loro. Capita di essere convinti che ciò che diciamo o scriviamo noi non sia utile o di interesse. Lo sento dire spesso e io stessa l’ho pensato e affermato per anni. Ma di fatto, sarà che ci siamo abituati alla condivisione digitale o che ci piace sempre avere nuovi stimoli, amiamo leggere e ascoltare le opinioni altrui. Qualcuno potrebbe dire che si tratta di quella morbosa curiosità per l’altro: la non capacità di farsi gli affari propri, in sostanza. Ci sta anche questo.

Ad ogni modo stiamo parlando di punti di vista. Questi, talvolta confermano quello che pensiamo, altre vanno in direzione opposta, altre volte ancora è come se le persone riuscissero a offrirci la visione completa. Ed è qui che la mia mente ha iniziato a divagare: sul concetto di visione completa. Tanti punti di vista messi insieme non fanno che offrirci un quadro più ricco della realtà che viviamo.

Quelle adorabili sfumature di cui è pieno il mondo

The Guardian ha realizzato uno spot promozionale nel 1986 (Rileggete la data perché è potente già di suo!). Premetto che stiamo parlando di una testata tra quelle che promuovono e scelgono il giornalismo costruttivo e quindi hanno uno sguardo differente rispetto alla narrazione dei fatti. Lo spot è un vero e proprio corso di formazione di soli 30 secondi e per questo vi invito a guardarlo. Per dire che talvolta basta davvero una manciata di attimi per passare un insegnamento potente e profondo.

Vi riporto qui alcuni elementi ma poi vi lascio anche il video per la visione.

  • All’inizio, da un primo punto di vista dell’inquadratura, vediamo un ragazzo che sta correndo per la strada. Viene attirato da qualcosa e semplicemente comincia a correre.
  • Cambio ripresa e ciò che percepiamo è che questo ragazzo voglia derubare un signore distinto che cammina per la strada con la sua valigetta. Gli corre incontro con quella intenzione: è evidente!
  • Ma è solo il terzo punto di vista che ci mostra l’intera storia, la visione completa. Il ragazzo sta correndo incontro al signore distinto per salvarlo da una pila di mattoni che sta cadendo dall’alto.

La voce narrante, a questo punto afferma: solo quando avete l’immagine completa potete capire pienamente quello che succede.

Siamo disposti a cambiare punto di vista?

C’è qualcosa di magico nelle parole finali: qualcosa che ci fa sentire di avere ancora tanto da imparare. Perché la scelta del punto di vista, nella narrazione, è fondamentale e la facciamo tutti quando ci avviciniamo al contenuto. Ampliarla per renderla più fedele alla realtà è uno sforzo che dobbiamo essere disposti a fare. Non è affatto automatico.

Ed è stata, questa, una delle prime lezioni che ho imparato quando ho incontrato il giornalismo costruttivo e delle soluzioni: raccontare l’intera storia dovrebbe essere sempre il nostro obiettivo narrativo. Una scelta che è quanto di più vicino ci sia all’empatia. Perché è quando ci apriamo ai punti di vista altrui che siamo capaci di comprendere e di accogliere abbandonando il giudizio.

Improvvisamente, il ragazzo che ci appariva come un delinquente si è mostrato nella sua vera natura generosa. Ed è inevitabile sentirsi in colpa per quel che abbiamo pensato. Dite la verità.

Ora, tenendo a mente l’esperienza di questo video: quanto siamo disposti ad ampliare il punto di vista? Perché questo è il nodo. Noi sappiamo bene che il giudizio non è costruttivo e che possiamo scegliere di ascoltare più voci, allargare la visuale, cercare altri sguardi. Ma poi, lo facciamo?

Sono convinta sia l’urgenza di questo tempo: abbracciare l’altro anche nella narrazione di una storia. Per riuscirci ci sono tante strade. Per deformazione professionale mi viene da dirvi che la più potente è quella delle domande. Perché una buona domanda genera sempre delle risposte illuminanti.

Porsi dei quesiti allena la mente a cercare altro, ci rende curiosi e ci permette di abbracciare sfumature che non avevamo previsto. Provate a pensare a come cambierebbe la narrazione di noi stessi, delle storie che condividiamo e di quello che proponiamo se arrivassimo a intercettare – ed è qui che la condivisione ci viene in aiuto – il più alto numero di angolature. Non riusciremo a proporle tutte, ma sicuramente più delle due polarizzanti a cui siamo più abituati.

Inversione a U