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Realtà, percezione e i vestiti nuovi dell’imperatore

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Ovunque tu sia in questo momento ciò che vedi è la tua realtà. Se fossi lì con te vedrei alcune cose come te e altre in modo differente. La stessa esperienza per due percezioni differenti. In modo molto semplificato questa è la differenza tra realtà e percezione. La stessa che entra in gioco quando si leggono le notizie.

Conosci la favola di Hans Christen AndersenI vestiti nuovi dell’imperatore”? Penso sempre a questa storia che ho letto mia figlia Giulia quando rifletto sull’effetto della percezione della realtà e sulle nostre abitudini dettate dalle credenze o dalle illusioni.

Te la riassumo.
Il protagonista è un Imperatore noto per essere amante di abiti eleganti da sfoggiare nelle occasioni pubbliche. La sua massima ambizione è quella di essere ammirato da tutti. Un giorno, due malfattori si presentano a corte e si dicono abili nel confezionare vestiti di grande pregio e molto elaborati che però hanno una particolarità: sono invisibili agli stolti. Quindi solo chi è intelligente li può vedere. L’imperatore cede a questa opportunità e paga una ingente somma di denaro per commissionare gli abiti ai due farabutti. Quando le persone dello staff dell’imperatore visionano il lavoro si accorgono che non vedono nulla. Ma i due sarti truffatori li convincono che se non vedono gli abiti allora sono degli ignoranti. Gli uomini dell’imperatore, quindi, si ricredono. Il giorno della prima uscita pubblica, lo stesso imperatore si trova in quella situazione: non vede nulla ma non vuole apparire stupido quindi accoglie con entusiasmo e gioia il lavoro dei due sarti. Tutti gli abitanti del regno fingono di vedere ciò che non vedono per paura di apparire ignoranti. Applausi, entusiasmo e gioia. Fino a che un bambino nella folla, libero da ogni condizionamento, urla «Ehi, l’imperatore è nudo!». In breve tutta la folla ammise di non vedere alcun abito indosso all’imperatore. Quanto a quest’ultimo imparò una lezione: il troppo orgoglio gli ha impedito di accettare l’evidenza.

L’obiettività nell’informazione è diventata un’abitudine.

Il messaggio che colgo da questa storia è: ci siamo così tanto abituati a credere che le notizie siano obiettive e che i media tradizionali detengano l’informazione di qualità che non ci rendiamo conto di quel che assimiliamo ogni giorno. E più la testata giornalistica è un brand forte, più aumenta la nostra credibilità e la nostra pigrizia nella ricerca di altri punti di vista. Motivo per cui alcune bufale finiscono anche su grossi nomi dell’editoria italiana.

Tornando al titolo di questo post. La realtà è qualcosa che esiste oggettivamente e che non può essere toccata dall’esperienza umana, la percezione è una personale interpretazione di questa realtà. In pratica è ciò che noi pensiamo di quella realtà.


Riflettendo su questo si comprende quanto sia importante scegliere bene in fatto di storie da condividere – o raccontare – e di come trattare queste storie. L’obiettività è un’abitudine che abbiamo fatto nostra ma che non può esistere. Almeno non fino a che a scrivere sono esseri umani con la capacità di interpretare i fatti.

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